Pellegrinaggio a Collevalenza, Assisi, Roccaporena e Cascia

grupponeGiovedì 30 giugno. Sono le 5 del mattino. Tutti pronti e pimpanti. Il sonno perduto non attenua l’entusiasmo che scoppietta nel vociare dei saluti, nelle bonarie prese in giro, nella gara a individuare chi fa più fatica a tener sollevate le palpebre cascanti. Scalpiccio veloce di piedi che sono impazienti di salire sul .pullman. Poi, un sibilo acuto: il fischietto del “capotreno” don Enzo dà il via e si parte.

Prima tappa del nostro pellegrinaggio, Collevalenza. Varchiamo la “porta santa” giubilare e si propone alla

nostra contemplazione il proscenio della misericordia di Dio: gli occhi del crocifisso aperti, con lo sguardo

rivolto al cielo, nel segno di una preghiera sgorgante dal suo cuore ardente d’amore che implora il perdono

del Padre per i suoi crocifissori, di ogni tempo.

Alle sorgenti dell’Amore, allora, è festa, gioia condivisa, agape fraterna.

A Collevalenza, ancora una volta, il “sì” di una fragile donna è fulcro sul quale fa leva l’amore di Dio.

Madre Speranza Alhama di Gesù, per divina ispirazione, inizia e porta a compimento un’opera grandiosa

(santuario, piscine, casa della giovane), con l’intento di versare sulle umane sofferenze, fisiche, spirituali,

sociali, l’unguento salvifico della misericordia di Dio.

L’enorme Santuario dell’Amore Misericordioso è l’infundibulo attraverso il quale il pellegrino si dispone a

tuffarsi con fiducia nell’amore di Dio, che “testardamente” vuole la salvezza di ogni uomo, dandogli sempre

continui e nuovi segni di questa volontà. Così il biblico segno dell’acqua, elemento di vita e lavacro del

corpo e dell’anima, si offre al “cercatore di Dio” nelle adiacenti piscine. L’immersione rievoca all’esperienza

di fede il battesimo e rinnova il mistico significato del morire al peccato e del risorgere in Cristo, quali nuove

creature, rafforzate nella volontà di essere figli della luce. Alla guarigione dell’anima, talora, si associa

quella da malattie gravi, invalidanti, che avviliscono la vita con la sofferenza, a rendere evidente la potenza

di Dio e il perdono dei peccati. Nel vangelo di Matteo si legge che, nel guarire un paralitico, Gesù disse:

“cos’è più facile, dire: ‘I tuoi peccati ti sono perdonati’ o dire: ‘Alzati e cammina’? Ma, affinché sappiate che

il Figlio dell’uomo ha sulla terra autorità di perdonare i peccati, ‘alzati’, disse allora al paralitico, ‘prendi il

tuo letto e va’ a casa tua’’ (Mt 8, 5-6).

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Da quel lembo di terra toscana, dove nulla faceva presagire la fama odierna, sgorga copiosa la grazia del

Signore come da mistica ferita del suo costato.

Di nuovo in viaggio, alla volta di Assisi per farci condurre dallo stigmatizzato per antonomasia, S. Francesco,

a “Vedere il volto di Dio”. È questo il senso della benedizione che ci impartisce, alla fine della nostra visita

alla Basilica del Santo, il padre che ci guida nella lettura degli affreschi trecenteschi.

Partendo dalla Basilica inferiore ove, nel raccoglimento facilitato dalla penombra con la suggestione

siderale di piccole vitree luci, che ancora parzialmente punteggiano la volta azzurra, il pellegrino gusta a

grado a grado una conoscenza sapienziale della vita di Francesco, cogliendo i parallelismi, specularmente

affrescati, con quella del Signore. Si sale poi alla Basilica superiore ove la luce è più fulgida perché qui Cristo

è protagonista dell’esperienza di fede e, come direbbe l’Apostolo, “(è bene mirare Francesco) …come …

lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri

cuori” ( Cf. 2 Pt 1,19). I Simboli della via di Francesco per entrare nella gloria dei cieli, che in castità e

obbedienza ha sposato Madonna Povertà, trovano degno e magnifico spazio negli affreschi delle vele della

volta che corrisponde alla sottostante tomba del Poverello.

Altro momenti gustosi di spiritualità vengono vissuti a S. Damiano, che potremmo definire la “porta Santa”

della vita di Francesco, lì dove egli riceve e accoglie la sua vocazione dal Crocifisso, e dove Chiara ha reso

fulgida di santità la sua vita. E, ancora, a Santa Maria degli Angeli, ove nelle pietre sante della Porziuncola è

emblematico l’amore di Dio come “roccia” di misericordia perpetua, a pochi metri di distanza dal luogo in

cui il “giullare del Signore” è entrato per sempre nella gioia piena e senza ombre di Dio.

Ultima tappa del pellegrinaggio, Roccaporena e Cascia ad incontrare, nei luoghi che hanno visto svolgersi la

sua eroica vita, un’altra forte e autorevole testimone del vangelo, santa Rita, definita “la Santa degli

impossibili” per significare che nulla è impossibile per chi ha fede. Ed è questo messaggio di fede che ci

consegna, in ultimo, il nostro viaggio per rammentarci che se avremo fede quanto un granello di senapa,

potremo spostare le montagne (cf. Mt 17,20)

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